Monitoraggio Chimico – Fisico – Biologico

Monitoraggio Chimico – Fisico – Biologico

Tale indicatore ha lo scopo di effettuare un’analisi dei parametri rilevati riguardanti le concentrazioni medie annue o periodiche di inquinanti, considerando come riferimento i valori limite attualmente in vigore in Italia, in particolare quelli di cui al D.M. n. 60 del 2 Aprile 2002 che ha recepito le Direttive Europee 1999/30/CE e 2000/69/CE concernenti i valori limite di qualità dell’aria per il biossido di zolfo, azoto, ossidi di azoto, le particelle, il piombo, il benzene ed il monossido di carbonio. Relativamente all’ozono sono stati utilizzati come riferimenti i valori limite in vigore dal recepimento della Dir. 2002/3/CE con eventuali scostamenti dai limiti di legge. Gli inquinanti primari che si producono nei processi di combustione sono il monossido ed il biossido di carbonio, gli idrocarburi, gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo, le polveri sottili. Gli ossidi di carbonio costituiscono il prodotto di combustione di tutti gli idrocarburi.

Il biossido di carbonio (CO2), innocuo per l’uomo, ma responsabile – anche se non unico – del cosiddetto “effetto serra”, costituisce il prodotto finale di ogni ossidazione di sostanza organica. Il monossido di carbonio (CO) è un composto instabile nei confronti del biossido, che si forma come intermedio di reazione. In un processo teorico di combustione, in presenza di un eccesso di ossigeno, il monossido di carbonio dovrebbe scomparire completamente.

Tuttavia, l’ulteriore ossidazione dell’ossido di carbonio a biossido può non avvenire in maniera totale quando la temperatura di reazione non è particolarmente elevata o quando il tempo di contatto tra questo inquinante e l’ossigeno non è sufficiente. Come tutti gli inquinanti primari, il monossido di carbonio raggiunge valori massimi nei mesi invernali quando all’inquinamento industriale e da traffico si aggiunge quello dovuto alle caldaie ad uso domestico.Gli ossidi di azoto, tra i quali predominano il monossido NO ed il biossido NO2, si formano come sottoprodotti delle reazioni di combustione dalla combinazione dell’azoto e dell’ossigeno dell’aria. In fase di reazione si forma quasi esclusivamente il monossido che, in seguito, si converte in biossido; per questo motivo, viene considerato da alcuni come inquinante secondario. Poiché l’azoto è un gas poco reattivo, la combinazione tra lo stesso e l’ossigeno è favorita nei casi in cui si raggiungono temperature estremamente elevate. Il monossido d’azoto ha una modesta tossicità mentre molto più tossico è il biossido di azoto, avente potere irritante e corrosivo, che in presenza di umidità porta alla formazione del corrispondente composto acido (HNO3 – acido nitrico). Gli ossidi di azoto giocano un ruolo determinante nella produzione e distruzione dell’ozono e, in generale, nella formazione dello smog foto-chimico.

Il biossido di zolfo (SO2) si forma nei processi di combustione per ossidazione dello zolfo, presente, sotto varie forme, in tutti i combustibili fossili.

Il triossido si forma per successiva ossidazione del biossido. Questo ultimo, che per reazione con l’acqua produce acido solforico, è la causa principale delle piogge acide; gli effetti sull’uomo si localizzano a livello delle mucose delle prime vie respiratorie e con manifestazioni d’irritazione alla gola ed agli occhi. Le polveri sospese sono una serie eterogenea di sostanze corpuscolari solide, di varia natura; esse possono avere origine naturale (es. pollini, sabbie) oppure antropica, rilasciate direttamente da cicli produttivi. Le fonti principali sono comunque il traffico e gli impianti termici, sia industriali che civili. I danni alla salute nell’uomo dipendono dalle dimensioni delle particelle; quelle indicate convenzionalmente come PM10 (con diametro inferiore a 10 micron) sono conosciute anche come “polveri respirabili” ossia quelle che, per ridotte dimensioni, possono superare la barriera delle prime vie aeree causando un effetto di ostruzione delle vie respiratorie profonde. La loro pericolosità è aumentata dalla possibile presenza nelle stesse di sostanze tossiche (es. piombo, cadmio, mercurio, idrocarburi policiclici aromatici). Il Decreto Ministeriale n. 60 del 2 aprile 2002 stabilisce per il PM10 un valore limite pari a 40 microgrammi/metrocubo come media giornaliera. I dati disponibili sono stati ottenuti attraverso il monitoraggio continuo di una postazione fissa e mediante una campagna di rilevamento della qualità dell’aria effettuata con un laboratorio mobile.

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